Vivere con un bambino affetto da ADHD

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Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività, ossia ADHD, è il nome con cui viene definito un disturbo del comportamento e autocontrollo caratterizzato da costante iperattività, impulsività, disattenzione.

Già in tenerissima età, un bambino che soffre di questo disturbo ha seri problemi a mantenersi concentrato su un compito o lavoro assegnato, è in continuo movimento, agisce senza riflettere alle possibili conseguenze delle sue azioni, vuole tutto e subito. Questi sintomi sono destinati a crescere con il tempo e colpisce in particolare i maschi.

Sono i cosiddetti “bambini difficili” che avranno molte difficoltà nella vita. Troveranno seri problemi nel relazionarsi con gli altri, portare a termine un percorso di studi, accettare le regole, le imposizioni, l’autorità alle quali bisogna piegarsi. I problemi s’incontrano a scuola quando si devono confrontare con le maestre e compagni ma anche con i genitori che non riescono a tenerli sotto controllo e che spesso perciò, vengono additati come “cattivi genitori”.

Anche se le credenze popolari tendono a dare la colpa di questo disturbo ad una cattiva educazione, troppa televisione, elevato consumo di zucchero, i recenti studi parlano dall’ADHD come il risultato di una predisposizione genetica, dunque famigliarità e ereditarietà la fanno da padrone, senza escludere fattori ambientali.

E’ difficile diagnosticare l’ADHD in quanto quasi tutti i bambini piccoli, sani e pieni d’energia hanno difficoltà di concentrazione e attenzione: è un fattore fisiologico. Solo un specialista, uno psicologo o neuropsichiatra infantile può fare una diagnosi accurata dopo un’attenta valutazione. I medici specialisti usano un protocollo diagnostico che accerta con sicurezza, se presente, l’ ADHD così da poter somministrare la terapia e cura migliore.

Ad ora non esiste una cura in grado di risolvere il problema, quello che si può fare invece è lavorare per ridurre e tenere sotto controllo i sintomi. In alcuni casi potranno essere necessari farmaci, stimolanti, antidepressivi. Ma anche la psicoterapia. Aiutare il bambino il proprio comportamento attraverso la terapia cognitivo comportamentale. Importantissima è la collaborazione di insegnati, genitori, famigliari che riferiranno i progressi o recessi del bambino.

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